Cengia Integrale Davoi-Coronelle#
Nel post Estate 2025: Catinaccio! ho citato il libro Gruppo del Catinaccio di Andrea Gabrieli, che sta alla base di gran parte delle escursioni mie (e di Carlo, mio compagno di avventure ed esplorazioni!). Un percorso che viene citato in questo libro è quello che collega la Hanigerschwaige («Malga Costa») al rifugio Aleardo Fronza alle Coronelle percorrendo «…lo zoccolo che sorregge il cengione ai piedi della cresta di Davoi» (Nell’immagine sotto si vede chiaramente lo zoccolo sovrastante i prati che scendono verso passo Nigra). Questa traccia non esiste più, cancellata da valanghe, frane, e dalla scarsa quantità di persone che percorrevano questo itinerario, comunque pericoloso per le possibili cadute di sassi dalla sovrastante cengia.
Itinerario proposto#
Noi abbiamo deciso di… alzare la posta, proponendo un percorso più strutturato, suddivisibile in quattro tratti, l’ultimo dei quali opzionale, al termine di ciascuno dei quali si può scendere a valle e rientrare in caso di maltempo o necessità.
Nota
Esistono diverse varianti al percorso: per fare due esempi, si può accedere direttamente alla cengia delle Coronelle dal rifugio Fronza, prendendo il sentiero alle spalle del rifugio stesso; oppure si può partire da malga Frommer per passo Nigra (sentiero 1A) e da qui salire alla Hanigerschwaige. Tuttavia, ci limitiamo alla presentazione del percorso integrale, che è anche quello che da più soddisfazioni!
Prima tappa: Hanigerschwaige, rifugio (privato) Bergler, base della Croda di Re Laurino
Seconda tappa: Base della Croda di Re Laurino, bivio passo Santner, bivio rifugio Fronza
Quarta tappa: Passo del Vaiolon, rifugio Roda Di Vael in alternativa, rientro per il sentiero.
In alcuni punti è obbligatorio arrampicare (roccette I grado) e alcuni tratti sono esposti, quindi non bisogna soffrire di vertigini. Le tracce sono per lo più evidenti (ometti) e seguono il percorso più logico, ma è necessario essere in grado di ritrovarle in caso frane o altri eventi le cancellino.
Sul percorso si incontrano diversi canaloni di scarico, per cui è necessario avere passo fermo e sicuro su terreno instabile.
Una volta giunti sulla cengia, la vista del Latemar ci accompagnerà per tutto il percorso, mentre lo sguardo spazia dalle Dolomiti di Brenta alla dorsale Viòz/Cevedale. Alle nostre spalle, lo Sciliar e la cresta di confine con l’Austria.
Prima tappa#
Il punto di partenza dell’itinerario è la Hanigerschwaige, malga situata ai piedi della conca di Prà Caminaccio, magnifico anfiteatro a sua volta circondato da Croda di Re Laurino, Torri del Vajolet, le quattro Teste d’agnello e le Crode di Ciamin.
Come arrivare alla Hanigerschwaige - Malga Costa
Raggiungere la Hanigerschwaige è semplice, di seguito gli itinerari più comuni:
Lungo la strada di passo Nigra vi sono due parcheggi nei pressi della forestale che arriva alla malga (segnavia 7A o 7B)
Da Passo Nigra per il sentiero 7.
Dalla stazione di mezzo dell’ovovia Re Laurino si sale brevemente verso il rifugio Fronza, poi si piega a sinistra lungo il sentiero 15.
Dalla malga si risale ai prati (Angelwiesen) sovrastanti la Hanigerschwaige, seguendo il ripido sentiero 7 in direzione del rifugio A. Fronza alle Coronelle.
Suggerimento
Chi arriva alla malga da quella direzione può evitare di scendere alla Hanigerschwaige.
Raggiunti i prati, vediamo già chiaramente lo spigolo della Croda che dobbiamo raggiungere: sarà questo il nostro faro per la prima tappa! Saliamo liberamente fino al rifugio/malga «Bergler», visibile in cima ai prati. Prendiamo poi la evidente traccia che aggira il «Bergler» a destra e continuiamo a salire, fino a raggiungere un pulpito dove d’estate pascola liberamente una mandria di vacche. Ignoriamo la traccia che a sinistra ci porterebbe alla conca di Prà Caminaccio e continuiamo la salita oltre il pulpito fino a quando non arriviamo ad un altro bivio, con una seconda traccia che scende anch’essa verso sinistra.
Siamo ora al punto più insidioso, ma anche divertente, della nostra prima tappa: alcuni ometti ci guidano verso una serie di roccette (I grado) da arrampicare che ci separano dalla cengia. Risaliamo liberamente questa balza rocciosa, per poi piegare decisamente a destra, seguendo la traccia che ci porta allo spigolo alla base della Croda di Re Laurino. Qui occorre prestare attenzione, perché occorre il tratto che aggira lo spigolo è esposto e occorre aggrapparsi alla roccia per maggior sicurezza. Una volta passato questo punto, però, la Cengia di Davoi si mostra in tutta la sua selvaggia bellezza.
Seconda tappa#
La seconda tappa è un continuo saliscendi, a tratti esposto lungo la parte più selvaggia della Cengia di Davoi. Difficilmente troveremo escursionisti qui, ma alzando gli occhi verso i 400 vertiginosi metri della parete Ovest della Croda, forse vediamo qualche alpinista impegnato sulle numerose vie classiche che salgono verso Passo Santner, ma sicuramente le vie più moderne e difficili sono deserte.
Le vie di arrampicata sulla Croda di Re Laurino
La Croda di Re Laurino è ricca di vie di arrampicata, sia classiche che moderne, spesso poco frequentate. La più conosciuta tra le classiche è probabilmente la Eisenstecken (Eisenstecken-Rabanser-Sepp, 1946, V/VI A0), capolavoro acrobatico nella crepa che segna la parete quasi dalla base fino all’uscita. Celeberrima la forchetta che segna l’attacco della via.
La prima via è (probabilmente) sulla Croda è la Buratti (Buratti-Hocke-Brunner, 1921, V A0), mentre di più recente apertura sono Craxi Bis Crack (Rossin-Lorenzi, 1986, VI+/A1-A2) e Omi Berta (1997, VI+/A0).
Le vie più complesse sono quelle «moderne», ovvero la Maffei-Leoni al Pilastro sud (1983, VII/VII+[1]), Traccia di Sudore (Schweissspur Resch-Pardeller, 1992 VI, passaggi di VIII) e I racconti dell’Orrore di Zia Regina (Tante Regina Schauermärchen, Pardeller-Welscher, 1987, VI).
Queste vie sono forse le più «mentali» e complesse dell’intero Catinaccio: non tanto a livello di difficoltà tecnica, quanto per la giusta miscela di esposizione e strapiombi, roccia friabile e scarsamente proteggibile, a cui aggiungere quel pizzico di necessaria incoscienza da parte dei primi salitori.[2]
Ognuna di queste vie meriterebbe una monografia, non tanto per una relazione tecnica, quanto per la loro storia e le motivazioni che hanno portato alla loro apertura, soprattutto la più ripetuta Eisenstecken. Difficile però reperire informazioni a riguardo.
La traccia è ora evidente e seguirla non presenta particolari difficoltà: occorre tuttavia prestare molta attenzione nell’attraversamento dei canaloni che scaricano neve e roccia oltre lo zoccolo della Cengia. Questi canaloni sono ripidi e instabili: la traccia li evita quasi tutti, attraversandoli nei punti più protetti, ma trattandosi di un ambiente poco frequentato è sempre bene prestare molta attenzione.
Ci avviciniamo al sentiero 542, che porta dal Rifugio A. Fronza alle Coronelle a Passo Santner: intravvediamo già gli escursionisti che vanno ad affrontare la ferrata. Quando siamo in prossimità del sentiero, che raggiungiamo poco prima dell’enorme ghiaione che scende dal canalone tra Catinaccio e Cresta di Davoi, iniziamo a fare attenzione a possibili sassi che cadono dal sentiero: pur molto frequentata, anche dalla ferrata cadono sassi, spesso smossi da persone imprudenti. Giunti al sentiero, lo seguiamo senza difficoltà fino al bivio con il sentiero 550, per il passo delle Coronelle.
Nota
Da qui vi è la possibilità di discesa al Rifugio A. Fronza, lungo il sentiero 542 e rientro per i sentieri 1 e 15 alla Hanigerschwaige. Nel tratto fino al Fronza prestare attenzione ai (tre) tratti attrezzati.
Avvertenze
Se si percorre la prima parte della tappa in tarda primavera è possibile che ci siano dei punti ancora innevati. In tal caso la difficoltà complessiva dell’itinerario aumenta, così come la necessità di attrezzatura. In caso di nevicate abbondanti, alcuni punti in prossimità dei canaloni potrebbero risultare difficili o impossibili da superare.
Terza tappa#
Lasciamo ora il sentiero 542 e seguiamo in leggera salita il sentiero 550 traversando sotto le punte Dejori e Kafmann. Dopo pochi minuti raggiungiamo una panchina: qui il sentiero piega decisamente verso sinistra inoltrandosi nel ripido canalone che sale al passo delle Coronelle.
Siamo giunti alla fine della cengia di Davoi: è il momento di affrontare quella delle Coronelle!
Avvertimento
Non percorrere la cengia delle Coronelle in caso di neve abbondante, perché potrebbe risultare molto pericoloso anche con apposita attrezzatura invernale!
Dalla panchina scendiamo verso destra seguendo una evidente traccia che arriva al grande pulpito posto sopra l’ultimo tornante della forestale che sale al Fronza. Qui possiamo concederci una sosta, lontano dai vocianti escursionisti, e lasciarci ammaliare dal panorama.
La traccia ora si fa più labile e la cengia stessa è più ripida trasversalmente e molto più stretta di quella precedente. Occorre quindi passo sicuro e assenza di vertigini!
Restando vicino alla base della parete, riusciamo a seguire la traccia e contemporaneamente ad evitare i canali di scolo che, seppur più piccoli di quelli della Cengia di Davoi, richiedono altrettanta attenzione. In particolare il primo, appena lasciato il pulpito, può rivelarsi insidioso, soprattutto in caso di neve residua.
Il secondo punto impegnativo di questa terza tappa si incontra alla base della Sforcella, dove un ulteriore canalone interrompe la cengia, costringendoci a prestare estrema attenzione e ricorrere ad una breve arrampicata per superare un traverso, non difficile (I grado) ma esposto. A seguire incontriamo altri canaloni, tra i quali cui spicca quello che divide la Sforcella dal Teston del Vaiolon. Allo stesso tempo notiamo come la cengia si allarghi e si inizino a vedere dei prati: risalendoli, sempre stando alti vicino alla parete, ci portiamo sul costone oltre il quale vediamo il sentiero 551 che porta al passo del Vaiolon. Aggirando infine un masso, ci ritroviamo alla base delle scale di legno che portano al Passo. Imbocchiamo il sentiero e saliamo.
Avvertenze
Questo è tecnicamente il tratto più complesso dell’itinerario: la combinazione tra sentiero esposto da una parte e la limitata larghezza della cengia dall’altra, possono aumentare di molto le difficoltà. Come scritto sopra, questo tratto è da evitare in caso di neve o nevai residui e comunque, anche in condizioni ottimali, richiede passo sicuro, assenza di vertigini e ottime capacità alpinistiche.
Quarta tappa#
Il passo del Vaiolon è un evidente intaglio tra il massiccio della Roda di Vael e il Teston del Vaiolon, punto di partenza della Ferrata della Roda di Vael. Questa tappa, come accennato, è opzionale: non tanto per la difficoltà (è un tratto poco più che escursionistico), quanto perché ci porta all’estremo opposto del Catinaccio Centrale rispetto alla partenza, allungando considerevolmente i tempi complessivi: circa 2 ore e mezza in più.
Dal Passo seguiamo il sentiero 551 che ci porta verso il ghiaione che scende dalla Sforcella: lo aggiriamo e poco dopo possiamo ammirare l’enorme e magnifico anfiteatro della Gran Busa di Vael, circondato dalla cresta delle Coronelle e dalla catena dei Mugoni, divisi dall’evidente passo dei Mugoni proprio di fronte a noi. In lontananza scorgiamo qualche camoscio che pascola sui prati alti della Busa. Continuiamo a percorrere il sentiero 551 che scende nella zona del Pael, dove troviamo il bivio con il sentiero 541, che imbocchiamo verso il rifugio Roda di Vael.
Rientro#
Lasciato il rifugio Roda di Vael alle nostre spalle, tramite il sentiero 549 (sentiero del Masarè/Hirzelsteig) ci portiamo al monumento a Christomannos. Qui possiamo decidere se continuare per il sentiero del Masarè o scendere al rifugio Paolina e prendere il sentiero 552. In entrambi i casi, arrivati alla forestale che sale al rifugio Fronza, proprio sotto il pulpito dove parte la quarta tappa, la percorriamo in discesa fino al bivio con il sentiero 15, poco sopra la stazione di mezzo dell’ovovia, che ci riporta alla Hanigerschwaige.
Tempi di percorrenza#
I tempi di percorrenza sono estremamente indicativi perché possono essere influenzati da una miriade di fattori, non ultima la poca dimestichezza con i tratti dove è necessario arrampicare oppure in caso si faccia fatica a seguire le tracce: spesso basta un "ometto" crollato per far perdere decine di minuti alla ricerca della traccia.
Detto questo:
Le prime due tappe richiedono circa 1 ora ciascuna, per un totale di 2 ore.
La terza tappa, la più complessa, circa 90 minuti fino al sentiero 551, 100 minuti fino al passo.
Se si decide di rientrare da qui alla Hanigerschwaige, bisogna calcolare circa 2 ore, per un totale di 5h30' circa.
La quarta tappa richiede 1 ora.
Per il rientro il ritorno occorre calcolare circa 2h30'.
L’itinerario completo quindi richiede circa 7 ore.
Conclusioni#
Questo itinerario può essere ovviamente percorso separatamente per ciascuna tappa, ma il percorso integrale, pur se complesso, porta una enorme soddisfazione che ripaga delle fatiche, fisiche e mentali, richieste per affrontarlo e completarlo.
Se decidete di percorrerlo, mandatemi una mail (link sotto) e raccontatemi le vostre impressioni o anche solo per segnalarmi se qualche passaggio è franato o ha subito variazioni a seguito di frane o altri eventi. Grazie per la lettura e buon divertimento!
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